84 Charing Cross Road
Regia di David Hugh Jones
84 Charing Cross Road, R.U. 1987
Con Anne Bancroft e Anthony Hopkins
Il film è del 1987, un DVD in italiano è uscito nel 2002. Forse non è facile da reperire, ma cercarlo vale la pena.
La protagonista femminile è la scrittrice Helen Hanff (Filadelfia, 1916 – New York, 1997), interpretata da una splendida Anne Bancroft.
Il film è basato sull’omonimo libro della Hanff, che raccoglie la corrispondenza intercorsa dal 1949 al 1969 tra lei e Frank Doel (Anthony Hopkins) e gli altri impiegati della libreria antiquaria Marks & Co. di Londra.
I due protagonisti, in questi vent’anni di corrispondenza, non si incontrano mai. Lei vive a New York, lui a Londra.
Quando inizia la loro corrispondenza, nel 1949, l’Inghilterra è povera, dopo quella disastrosa guerra da cui è uscita ufficialmente e moralmente vittoriosa. Il cibo però è ancora razionato, molto razionato...
La libreria di Frank si fa pubblicità su una rivista americana. Helen vede l'annuncio e scrive alla libreria sperando di ottenere lì i libri che le risultano irreperibili negli Stati Uniti. La cosa funziona. Helen è estasiata di ricevere libri così rifiniti a un prezzo così irrisorio. Viene a sapere, tramite un amico che ha parenti in Inghilterra, che si può inviare cibo in quel paese tramite una ditta danese.
Non appena Helen prende dimestichezza con la libreria, invia un pacco di cibo agli amici mai visti e che sono toccati dal gesto. La cosa si ripete e le lettere, pur rimanendo professionali, diventano anche sempre più intime. E’ soprattutto lei, che si lascia andare.
Helen vive sola, non ha molti soldi da spendere, un po’ di successo la raggiungerà solo molto tardi.
Frank è sposato: la prima moglie è morta durante la guerra, con la seconda moglie ha avuto una seconda figlia. Moglie e marito tentano di farsi bastare il poco che hanno. Li si vede che ballano all’aperto, una sera.
E’ una vicenda basata tutta sulla moderazione, sull’accontentarsi, sulla pazienza.
Helen spera di andare in Inghilterra per assistere all’incoronazione della regina Elisabetta, ma problemi di salute glielo impediscono.
Un prosciutto inviato da Helen viene distribuito alle poche persone invitate a guardare l’incoronazione della nuova regina alla TV insieme alla famiglia di Frank (tutti si alzano in piedi quando si canta God save the queen).
La trama del film è talmente delicata che quasi non si capisce come faccia a resistere. Ma il regista con mano sapiente, con piccoli episodi distribuiti qui e là, e soprattutto contando sui volti dei due protagonisti, ha creato un piccolo capolavoro.
Quando Helen alla fine riesce ad andare in Inghilterra, Frank è morto da poco. La libreria è in sfacelo.
La moglie di Frank aveva scritto a Helen poco prima comunicandole la morte del marito, confessandole anche che a volte era stata gelosa di lei, del piacere che Frank provava nel leggere le sue lettere. Si dichiara di un carattere più difficile, riservato, una irlandese pronta sempre a combattere.
C’è solo un’allusione, in tutto il film, ai sentimenti complessi che i due protagonisti hanno approfondito, sia pure solo per lettera: Frank legge per se stesso una poesia di un libro che Helen gli ha richiesto e si sofferma su alcuni versi di Yeats.
...ho soltanto i sogni;
e i miei sogni ho steso sotto i tuoi piedi;
cammina con leggerezza, perché cammini sui miei sogni.
Alla fine, con Frank morto e la libreria in rovina, Helen dirà infine “sono venuta, Frank”.
I legami d’amore, suggerisce il film, si creano secondo leggi che non badano alla lontananza: però bisogna questi embrioni d’amore rispettarli e saperli serbare.
Sono tra i più preziosi.
Elena Fogarolo*
1) William Butler Yeats, da Il vento tra le canne, 1899
* Questa recensione è tratta da una bozza scritta da Elena nell’autunno 2014 e non rivista da lei.