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Anna dei miracoli

Regia di Arthur Penn


The Miracle Worker, USA 1962, (bn)
con Anne Bancroft e Patty Duke


Patty Duke e Anne Bancroft nei panni<br> di Helen Keller e Annie Sullivan
Patty Duke e Anne Bancroft nei panni
di Helen Keller e Annie Sullivan
(Link da upload.wikimedia.org)

È la versione filmica di un’opera teatrale di grande successo ispirata all’autobiografia di Helen Keller.

Vi si narra l’incontro di Helen Keller bambina con l’istitutrice Annie Sullivan e il profondo rapporto pedagogico che si sviluppò tra le due.


I genitori di Helen, che vivono in una tenuta nel sud degli Stati Uniti, non sanno più come districarsi con la figlia.

Helen non vede e non sente, non può comunicare con le persone al di là del contatto fisico. La si tollera in casa come un animaletto domestico, è viziata per amore.

Helen Keller e Annie Sullivan nella realtà
Helen Keller e Annie Sullivan nella realtà
(Link da media-2.web.britannica.com)

I genitori pensano terrorizzati che sarà di lei quando loro mancheranno, o se la bambina dovesse peggiorare.

Chiedono aiuto a una scuola progressista di Boston. Dopo un lungo viaggio verso sud, giunge alla casa dei Keller l’istitutrice Annie Sullivan.

Annie non è accolta con grande giubilo: manca di tatto, non è bella, soffre per la luce e deve portare sempre gli occhiali scuri. Lei stessa, infatti, non gode di buona vista e ha subito numerose operazioni agli occhi. Tuttavia è tenace e piena di una ferma, profonda compassione per la sua nuova alunna.

Il comandante Keller, il padre di Helen, è un uomo del sud e non trova Annie di suo gusto: ma ne ha compassione e soprattutto ha un grande bisogno di lei.

Annie dimostra presto di essere molto abile con Helen, e ottiene risultati notevoli.

I genitori ora si accontenterebbero di quel po’ di disciplina, di quel minimo di buone maniere che l’istitutrice è riuscita a inculcare a Helen. Insistere con l’educazione e con i metodi molto fermi di Annie, sembrerebbe loro inutile e anche un po’ crudele.

Annie fa però prevalere il suo punto di vista: vuole che Helen arrivi a capire e a comunicare. È sicura che può farlo.

E infine il miracolo avviene: Helen collega al mondo che la circonda dapprima una, e poi le altre parole del linguaggio dei sordi che aveva imparato come una scimmietta intelligente, senza capire quel che faceva.

Acqua, la parola chiave
Acqua: la parola chiave
(Link da seeloverun.com)

Acqua sembra sia stata la parola chiave, la parola che, a detta della madre, la bambina aveva già imparato prima di cadere ammalata a un anno e mezzo.

Il film si chiude con la timida carezza, il timido bacio che dopo tanta ostilità Helen depone sulla guancia della maestra.

Nessuna delle due sapeva di avere trovato una compagna per la vita.

Annie Sullivan non lascerà più la famiglia Keller e più tardi, quando la sua alunna conseguirà l’indipendenza economica grazie ai proventi dell’autobiografia, si trasferirà con lei in una casa tutta per loro.

Una giovane Helen Keller
Una giovane Helen Keller
(Link da media-2.web.britannica.com)

Nelle foto del tempo, vediamo Helen Keller bella e ben acconciata. Ma lei di questa bellezza degli abiti e delle acconciature di moda non saprà mai nulla.

Lei è semplicemente bella e buona, in greco antico kalòs k’agathòs, espressione che ci è stata tramandata coniugata al maschile perché nella Grecia classica era riferita solo ai maschi e nessuno associava la bellezza a un concorso di Miss qualcosa.

Annie Sullivan e Helen Keller non si sposeranno mai.

La duplice “disgrazia” di essere una quasi cieca e l’altra cieca e sorda, le preserverà dal tradire la loro amicizia per “l’amore” di un uomo.

Helen, come Stuart Mill, è stata preservata dalla corruzione delle coetanee, dall’ideologia che le induce all’asservimento.

Come le gemelle monozigote che raramente si sposano, non fu abbassata ad essere, anche solo nel suo immaginario, una docile serva sessuale.

Elena Fogarolo*

* Questa recensione è tratta da una bozza scritta da Elena nell’autunno 2014 e non rivista da lei.

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