Mia madre
Regia di Nanni Moretti
Italia 2015,
con Margherita Buy, Nanni Moretti, Giulia Lazzarini, John Turturro.
Soggetto di Nanni Moretti, Valia Santella, Gaia Manzini, Chiara Valerio.
Margherita e Giovanni, sorella e fratello, sono i protagonisti di questo film pacato e intenso sulla malattia e la morte. Sono interpretati da Margherita Buy e Nanni Moretti, che prestano ai personaggi i loro nomi reali: un dettaglio che già suggerisce un intreccio tra il piano della fiction e quello della realtà personale.
Chi è malata è Ada, la madre di Margherita e Giovanni. Ada, nella toccante interpretazione di Giulia Lazzarini, è una professoressa di latino in pensione, anziana ma ancora lontana dalla decrepitezza fisica e mentale. Uno scompenso cardiaco la condanna però a un declino irreversibile tra alti e bassi e a una morte in qualche modo prematura.
Margherita è in un momento critico della sua vita, assillata da tanti problemi: la figlia adolescente con difficoltà scolastiche di cui l’ex marito non si fa carico, l’ex amante che insiste infantilmente per non troncare del tutto una relazione ormai esaurita, le difficoltà nel suo lavoro di regista e – soprattutto – la malattia della madre.
Ada viene ricoverata e dimessa, poi di nuovo ricoverata e dimessa. In ospedale la vediamo assistita da Giovanni, che ha lasciato il lavoro, e da Margherita, che la visita quando può. La rappresentazione dell’ospedale non è “realistica”, nel senso che lo scopo non è quello di restituire un vero ospedale con il suo ritmo accelerato, il via vai del personale, la sbrigatività della routine. Ciononostante tanti dettagli hanno il sapore amaro dell’esperienza vissuta: la flebo, scende o non scende? Sì, adesso scende. La pinza al dito per monitorare l’ossigeno. Il comodino accanto al letto di Ada, con sopra gli occhiali e il vasetto di yogurt vuoto. Le reazioni di Ada, che vuole tornare a casa e poi ha paura di lasciare l’ospedale, da cui in qualche modo si sente protetta… lunedì ci sarà quell’infermiera così gentile, se esco adesso non potrò vederla.
Dei due fratelli, Margherita è quella a cui costa di più accettare ciò che sta accadendo alla madre. La madre deve andare al bagno. Con la sedia a rotelle o camminando? La madre cerca di camminare ma non può, non può e non vuole. Margherita perde la testa. Sono solo pochi passi, dài mamma, ce la puoi fare. Eppure qualche anno prima la stessa Margherita aveva avuto una crisi di nervi per il motivo opposto: la madre si ostinava a guidare contro il suo parere, e Margherita, furiosa, le aveva scassato l’auto e strappato la patente.
Anche Giovanni è in un periodo critico della vita. Svolgeva un lavoro non ben precisato ed è da tempo in aspettativa per dedicare tempo ed energie ad occuparsi della madre. Questa esperienza ha inciso sulla sua visione della vita e messo in crisi i valori, le motivazioni che prima lo sorreggevano, tanto che finisce per licenziarsi definitivamente nonostante le insistenze del suo capo perché ci ripensi, perché prolunghi intanto l’aspettativa... alla sua età non gli sarebbe facile trovare poi un altro impiego.
Giovanni è più cosciente di Margherita per quanto riguarda la condizione della mamma. È il filosofo, il saggio dolente e rassegnato della coppia fratello-sorella. È quello che può dire “mamma sta morendo” in un modo che non fa impazzire la sorella, e anzi la calma, le dà consapevolezza.
Margherita che, come si è detto, è regista, sta girando una storia sull’occupazione di una fabbrica, con la quale operai e operaie tentano di difendere il posto di lavoro. Un soggetto in teoria drammatico e serio, almeno nell’idea di Margherita. Senonché il rodaggio di questo film-nel-film è costellato di episodi buffi, tra i quali spicca l’attuazione di John Turturro nella parte del boss, con il suo pessimo italiano pronunciato con forte accento americano, che risulta automaticamente comico.
Tutta la vicenda del rodaggio, con il suo humor e il simbolismo di alcune scene, si svolge parallelamente alla dolorosa vicenda famigliare, ne equilibra il contenuto emozionale, rende sopportabile l’insopportabile realtà della perdita di una persona amata.
Come in tutte le opere di Moretti, anche in Mia madre l’ego del regista si riversa abbondantemente nel film. Qui il Moretti-regista reale viene proiettato in primo luogo, con divertita autoironia, nel personaggio della regista Margherita, presentata come una persona “impossibile” nel lavoro, con problemi a relazionarsi con il suo intorno, soggetta a scatti d’ira e con la sua mania di dare agli attori suggerimenti surrealistici e incomprensibili. D’altra parte Margherita Buy è una donna talmente soave che anche quando recita gridando, perdendo la pazienza, rampognando… non rende quella certa asprezza egocentrica e nervosa che conosciamo nel Moretti regista e uomo.
g.r.