Ted Hughes (1930-1998) è l’inglese che sposò Sylvia Plath (1932-1963), la giovane talentosa americana che aveva vinto varie prestigiose borse di studio, l’ultima delle quali l’aveva portata in Inghilterra.
Sylvia, negli anni seguenti alla sua morte, diventò una delle più famose poetesse di lingua angloamericana. Ted non fu da meno della moglie: ha avuto una lunga carriera colma di successi.
Ma andiamo agli anni oscuri della giovinezza. Corre l’anno 1956: i due giovani si conoscono e dopo pochi mesi si sposano. Vivono un po’ di tempo in case londinesi bruttarelle, spesso in subaffitto. Nel 1957 di trasferiscono negli stati Uniti, dove lei insegna e lui si dedica alla poesia quasi a tempo pieno.
[...] Your life
Was a liner I voyaged in.
Costly education had fitted you out.
Financiers and committees and consultants
Effaced themselves in the gleam of your finish. (2)
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[...] La tua vita
era una nave da crociera in cui viaggiavo anch’io.
Eri stata equipaggiata con una costosa educazione.
Finanziatori, commissioni e consulenti
si eclissarono davanti alla meraviglia dei tuoi risultati.
Nel 1959 Sylvia rimane incinta. La coppia torna in Inghilterra, a Londra. Nel 1960 Sylvia dà alla luce una bambina, Rebecca, a cui seguirà l'anno dopo un maschietto. Grazie all’aiuto economico delle due famiglie di origine, Ted e Sylvia riescono a comprare una casa nella campagna del Devon. In apparenza, è quello che sognavano.
Però, dopo la nascita del secondo figlio, il matrimonio si disfa. Ted ha storie con altre donne, ci sono litigi frequenti e violenti e lui lascia la casa nel Devon e torna a Londra.
Anche Sylvia, appena ristabilitasi un po’ dalla mazzata, ritorna a Londra, in un appartamento proprio, fuori dall’orbita di Ted.
Malgrado i toni esaltati e allegri con cui descrive la nuova casa londinese, la nuova vita di single e i nuovi vestiti, Sylvia si uccide in una freddissima mattina del febbraio 1963 mettendo la testa nel forno della cucina. Ha lasciato nella camera dei bambini un po’ di biscotti e del latte, perché i piccoli potessero rosicchiare e bere qualcosa fino all’arrivo dei soccorritori.
Per l’autore di questo libro l’orrore non finisce qui: Assia Wevill, la donna per cui egli ha lasciato Sylvia, ripete pochi anni dopo lo stesso copione e si uccide, anche lei, con il gas, portandosi nella morte anche la figlioletta avuta con Ted.
Ted Hughes fa pubblicare nel frattempo le poesie di Sylvia, che hanno un grande successo e creano anche il sospetto che Sylvia e la moglie successiva si siano uccise perché Ted è stato una specie di marito mostro.
Non è da stupirsi che queste Lettere di compleanno siano state uno dei libri di poesia più venduti al mondo: ogni poesia è un concentrato di quel regno sottomarino, sconosciuto come la lingua dei delfini, che è una relazione matrimoniale.
Di educazione sentimentale, del bisogno di educazione sentimentale, oggi si parla molto. I criminologi, gli psichiatri e tutto il circo mediatico che viene montato a ogni frequente ammazzamento di donna, dicono che quello che ci manca è appunto un’adeguata educazione sentimentale.
Questo libro, oltre ad essere la sintesi di una relazione sentimentale, ha il pregio di farci sentire l’altra campana, quella del marito, di quel Ted sempre sospettato di essere il torturatore che non aveva proprio ucciso la moglie... ma quasi.
Bisogna dire che lui si difende bene, molto bene: alla fine pensi che forse anche lui è stato una vittima. Poesia dopo poesia, il libro ti cancella quelle quattro acche che avevi raccolto leggendo libri appena un po’ più raffinati dei giornali di pettegolezzi: che ne sapevi in fondo del rapporto di Sylvia con Ted? Niente.
C’è in Ted, e questa è stata una delle ragioni per cui Sylvia si era innamorata di lui, una non comune vicinanza alla natura, specialmente quella dei luoghi natii.
Le poesie di Sylvia sono pure selvagge, poco convenzionali, toccano oscurità inquietanti ma il suo stile può anche non piacere, così barocco, così stridente...
In Birthday Letters Ted scrive invece quasi sempre in modo semplice, scorrevole: appunti rapidi di un poeta abile e allenato, ormai invecchiato, sposato da molti anni con la sua segretaria. Ted, inoltre, sa che morirà molto presto di cancro. Prima di andarsene, vuole aggiustare le cose, soprattutto per i due figli nati dallo sfortunato matrimonio con Sylvia.
Ci sono, nelle poesie di Ted, patetiche allusioni alla vita campagnola della coppia: tanto Sylvia la esaltava, tanto lui la denigra. (3)
Entrambi i coniugi vivono con molto fastidio la loro relativa povertà, aspettano con impazienza che la gloria e i soldi addolciscano loro la vita.
La natura? Sì, ma si tratta in fondo di una natura da seconda casa o da turisti, per quanto Ted usi il termine turist in modo abbastanza ironico nei confronti dei turisti, categoria di cui ovviamente i poeti non fanno MAI parte...
Ted, all’inizio, è adulato dall’interesse e dall’ammirazione di Sylvia. La crede forte, diversa, insomma un’americana.
Nell’epoca dei primi baci la cicatrice sul viso di Sylvia, ricordo di un tentativo di suicidio del 1953, è quasi un elemento in più, un’elezione della vita. Insomma un privilegio.
Ma poco alla volta Ted si accorge di essersi sbagliato. Sylvia rimane una persona psichicamente fragile, anche se il suo attivismo americano aiuta il marito a sfondare nel mondo letterario.
Sylvia non è mai guarita degli elettrochoc, del manicomio, del male precedente al trasferimento in Inghilterra. Soffre di frequentissimi incubi e detesta l’Inghilterra, anche se non le riesce di lasciarla perché si sente povera e l’assistenza sanitaria inglese è un baluardo che protegge i suoi bambini.
Ma cerchiamo di focalizzarci su alcune di queste poesie. Prendiamo God Help The Wolf after whom the Dogs do not bark (Che Dio aiuti il lupo dietro le cui tracce i cani non abbaiano):
[…]
The Colleges lifted their beads.
[…]
They let you know that you were not John Donne.
[…]
But then they let you know, day by day,
Their contempt for everything you attempted,
Took pains to inject their bile, as for your health,
Into your morning coffee. Even signed
Their homeopathic letters,
Envelopes full of carefully broken glass
[…]
________________________________
[…]
Gli universitari si mostrarono altezzosi.
[…]
Ti fecero sapere che non eri John Donne.
[…]
Ti fecero presente giorno dopo giorno
il loro disprezzo per ogni cosa di cui ti occupavi,
si presero la briga di iniettare la loro bile, per il tuo bene,
nel tuo caffè del mattino. Anche firmarono
le loro lettere omeopatiche,
buste ricolme con cura di vetri rotti.
[…]
Questo era l’ambiente in cui Sylvia e Ted si trovarono a vivere la loro giovinezza, ma solo Sylvia era oggetto di tali attacchi. Ted si tira fuori facilmente dal mucchio: non era così vigliacco! Nello stesso tempo, se gli altri erano così, lui non poteva essere troppo diverso.
Ma andiamo avanti. Prendiamo la poesia Epiphany (Apparizione) .
È un breve racconto completo: Ted è a spasso per Londra, sul ponte di Chalk Farm, quando gli si avvicina un giovane che gli mostra, seminascosto dalla giacca, un cucciolo di volpe in vendita per pochi soldi.
I soldi infatti non sono l’ostacolo: l’ostacolo è dove mettere un cucciolo di volpe in una piccola abitazione londinese.
Ted preferisce, nella sua immaginazione, far cadere su Sylvia la responsabilità del mancato acquisto della volpicina:
[…] What I was thinking
Was — what would you think? How would we fit it
Into our crate of space? With the baby?
What would you make of its old smell
And its mannerless energy?
[…]
________________________________
[…] Quello che pensavo era:
che penseresti tu? Come la inseriremmo
nello spazio della nostra gabbia? Con la bambina?
Che penseresti del suo odore rancido
e della sua ineducata energia?
[…]
Alla fine i due uomini si separano, lì su un ponte di Londra. Il possessore della volpe è tranquillo: avrebbe trovato, prima o poi, il suo pollo.
Dopo aver ricordato la commovente bellezza del cucciolo selvaggio, Hughes conclude:
[…] If I had paid,
If I had paid that pound and turned back
To you, with that armful of fox —
If I had grasped that whatever comes with a fox
Is what tests a marriage and proves it a marriage —
I would not have failed the test. Would you have failed it?
But I failed. Our marriage had failed.
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[…] Se avessi pagato,
se avessi pagato questa sterlina e fossi tornato
da te con le braccia colme della volpe,
se avessi saputo quello che vuol dire una volpe,
che è un test per un matrimonio e lo certifica come tale,
non avrei sbagliato. Avresti sbagliato tu?
Però io fallii. Il nostro matrimonio era fallito.
Gli uomini fin da bambini sono forzati a incanalare i loro sentimenti in modo diverso dalle bambine: possono avere un peluche, ma non un bambolotto. Il mondo animale può essere il centro affettivo e simbolico di un maschietto.
Esiste un sentimentalismo maschile, che è molto pervadente ed è in guerra con quello femminile. Fino a poco tempo fa, il sentimentalismo maschile era l’unico significativo. Non si poteva nemmeno chiamarlo sentimentalismo, era amor di patria, lealtà sportiva, amore per gli animali (anche quando si uccidevano nella caccia)...
Tornando a Ted: egli sa che gli è impossibile, per motivi oggettivi, tenersi questa volpicina che lo ha affascinato, però preferisce far ricadere la responsabilità del rifiuto sulla moglie, la donnetta che brontolerebbe per l’odore, per gli escrementi e per tutto quello che comporterebbe un cucciolo di una specie selvatica.
L’uomo che propone l’affare a Ted crea una atmosfera maschile, evoca un mondo maschile innamorato di volpacchiotti e dove un altro uomo, più libero, più forte di Ted, comprerà presto la volpe.
Doveva comunque essere già nell’aria l’acquisto della casa in campagna, un posto dove far crescere anche le volpi, o meglio dove incontrarle lasciandole a casa loro. Quando ci si sposa molto giovani, nei primi tempi del matrimonio si ravviva un’ultima fiammata dell’infanzia ma si impara presto che i cuccioli selvaggi non sono animaletti da salotto. Nemmeno da salotto di campagna.
Anche Sylvia sembra vagheggiare una vita selvaggia, scegliendo la casa di campagna.
Alla prova dei fatti però, quella casa in campagna non la vorrà nessuno dei due. Ci abiteranno solo un anno... e poi... via a gambe levate!
Elena Fogarolo
NOTE
1) Edizione italiana: Lettere di compleanno, Traduzione di Anna Ravano, Mondadori, Milano, 2000.
2) Dalla poesia The Blue Fannel Suit (Il vestito di flanella azzurra).
3) Sylvia e Ted hanno, per esempio, un giardino che si copre di narcisi. Ted ricorda, in una poesia della raccolta, come lui e Sylvia raccoglievano i narcisi in mazzetti da dodici, che vendevano per una miseria a un negoziante locale. Sylvia invece scrive alla madre magnificando i narcisi e senza far parola di quell’attività commerciale.
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Vedi anche la recensione di Elena Fogarolo del libro Lettere alla Madre di Sylvia Plath, pubblicata sulla rivista Leggere Donna n.39, luglio-agosto 1992, con il titolo Piccole, interminabili, mortifere menzogne.